Scritto Mercoledì 7 Ottobre 2009 da Marianna Pilato
In pelle, in lattice, con micro borchie e ricami, a punto croce, in versione sadomaso, tempestato di swarovski, realizzato con sete preziose, sofisticate stoffe intulle, materiali impalpabili: nelle collezioni di alta moda per la primavera -estate il rilancio del bustier è davvero palese. Da Dior a Lanvin, da Vivienne Westwood a Gattinoni questo capo di lingerie, che rappresenta uno dei miti dell’immaginario maschile nei confronti del gentil sesso, è stato rivisitato, corretto e riattualizzato.
Simbolo di seduzione estrema, a volte anche sfacciata, il corsetto è stato citato nella letteratura, in film e in opere teatrali per descrivere la donna come un oggetto di desiderio e con una bellezza ostentata. La situazione è rimasta invariata fino agli anni ‘20 del secolo scorso, quando l’anticonformista Coco Chanel decide di archiviarli. Il loro ritorno, comunque, avverrà pochi decenni più tardi.
Che siano di ispirazione settecentesca, come quelli di lady Georgiana Spencer, duchessa di Devonshire, o più simili ai bustier ideati da Vivienne Westwood, agli inimitabili bustini-armatura di Jean-Paul Gaultier, ai corpetti creati con la iuta da Alexander Mc Queen o a quelli polimaterici di Thierry Mugler, tali modelli appaiono come delle vere e proprie opere d’arte, scomode da indossare, ma ad ogni modo amate da grandi star del pop che ne consacrano il ritorno. Come Kylie Minogue che nella primavera del 2005, strizzata all’interno di un bustier firmato da John Galliano, decise di intraprendere il suo fortunato tour mondiale.
Stregata dai corpetti anche la cantante Madonna che aveva chiesto al nostro Riccardo Tisci (Givenchy) di crearne una versione particolare per il suo tour mondiale Sticky and Sweet un lungo soprabito e un gilet-corsetto in satin lucido nero. Sotto il segno del gangster-style. Ma già intorno agli anni ‘90 la signora Veronica Ciccone aveva indossato capi bustier rigidi, stravaganti con coppe a punta, tacchi a spillo a forma di Torre Eiffel, firmati Gaultier che tre anni dopo lanciava la sua supergettonata fragranza, facilmente distinguibile attraverso un originale packaging: flacone fetish a forma di corsetto racchiuso in una anonima lattina di conserva.
A distanza di anni il direttore creativo di Dior rivolge di nuovo lo sguardo verso tale capo sensuale, inserendolo nella parte superiore di lunghi abiti da sera, in pitone, sete, decorati con cristalli. Segue la stessa tendenza la maison Celine, che per il 2010 guarda con stordimento e nostalgia all’Africa, al popolo Tuareg puntando ad abiti con corsetti ricamati.
Del resto, come ha recentemente dichiarato alle sfilate parigine Alber Elbaz di Lanvin: “C’è una grande attenzione al corpo. Quando si indossano certi vestiti bisogna essere donne libere di testa, per non scadere nella volgarità”. Anche lo stilista libanese Zuhair Murad ha fatto sfilare, lo scorso luglio a Parigi, una collezione pensata per le principessa arabe, top e corsetti ricoperti di cristalli, naturalmente elegantissimi. Un’altra conferma del trend è dato dal pezzo forte della collezione di Federico Sangalli, applauditissimo a Milano, consistente in un abito-bustier realizzato con 7 chili di corda impacchettata nel tulle che avvolgono il corpo come una nuvola. Onirico, surreale, neo romantico.
Ai bustini è stata dedicata anche la mostra organizzata e promossa a Roma dall’Accademia Koefia (aperta al pubblico sino al 15 ottobre) dal titolo Il corpetto: Architettura del corpo umano tra ‘800 e III millennio. In tale sede sono esposte creazioni originali di Grimaldi & Giardina, della maison Gattinoni con creazioni indossate in passato da Gwyneth Paltrow (Shakespeare in love), Kristen Dunst (Marie Antoinette), Gina Lollobrigida (La donna più bella del mondo), Renee Zellweger (Chicago), Kim Basinger (L.A. Confidential). Con questa iniziativa, in pratica, l’istituto ha voluto fare un interessante exursus sull’evoluzione del corpetto dalla fine dell’800 fino ai nostri giorni.
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Scritto Sabato 28 Febbraio 2009 da Marianna Pilato
La kermesse di Milano Moda Donna è iniziata dando grande spazio ai nuovi protagonisti del nostro fashion system. Nell’ambito della sezione New Upcoming Designers – Next Generation, Alessia De Pasquale, Marta Forghieri, Antonio Romano e Alessia Xoccato hanno avuto l’opportunità di mostrare le loro creazioni.
Le influenze futuriste di Boccioni e le architetture di Frank Gehry sono state rivisitate per mano della Xoccato, mentre Marta Forghieri ha preferito miniabiti svasati e cuffie per ascoltare la musica in puro stile vintage. La ventitreenne Alessia De Pasquale, al contrario, ha voluto presentare una collezione maschile abbastanza ardita, con maglioni e gilet che si fermano sopra l’ombelico, oltre a pantaloni che raggiungono a fatica la caviglia.
Durante la seconda parte della giornata, inoltre, l’attenzione si è focalizzata sulle collezioni di Federico Sangalli, Gilda Giambra e Chicca Lualdi, nomi già noti al pubblico milanese e appartenenti alla cosiddetta Regeneration, ovvero una nuova generazione riproposta un anno dopo, decisamente maturata.
Federico Sangalli combina elementi contrastanti come lo chiffon e il metallo, modellati sul corpo con leggerezza e sofisticati sia nei volumi che nei tagli. Se il suo è un look deciso e grintoso, Gilda Giambra ha trasformato la donna in una specie di streghetta affinché “usi la sua pozione magica per far scomparire i problemi e far tornare la serenità”.
Con rimandi più classici, infine, è la linea BeQueen di Chicca Lualdi che rilegge in chiave urbana dei must intramontabili. La pelliccia, ad esempio, diventa un giacchino stile bomber molto modaiolo.
Per maggiori informazioni, si rimanda al sito della Camera della Moda (www.cameramoda.it)
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