Il ritorno della Space Age Fashion e della moda lunare

All’inizio fu Barbarella, il personaggio di fantasia portato alla ribalta da , che per interpretarlo fu vestita con abiti sgargianti firmati da Paco Rabanne. Sexy tutine che avvolgevano il corpo come un abbraccio, super aderenti, cortissime, mise audaci e spaziali, metalliche, rivestite di alluminio, plastica e plexiglass. Nacque così la moda lunare. Era il 1968.
Tagli sintetici e funzionali, squadrati, lo stile di quel periodo (il primo uomo sulla Luna sbarcherà un anno dopo, nel 1969) abbandona la linea curva e romantica per un aspetto in genere dritto, essenziale e molto ordinato. Ciò per richiamare indirettamente le sperimentazioni spaziali. Oltre a Paco Rabanne, anche , Cardin e altri grandi sarti degli anni ‘60 promossero il nuovo andamento. Nel 1964, ad esempio, portò in passerella la collezione Space age. Protagonisti mini abiti e body aderentissimi realizzati con materiale sintetico, la plastica e il vinile, stivali bianchi e tubini lunari.
Le indossatrici avevano tutte un incarnato rigorosamente pallido ma allo stesso tempo perfetto, una vera e propria tintarella di luna insomma. La pelle candida, del resto, era una caratteristica delle dive del passato (in primis Silvano Mangano), ripreso in tempi recenti ma con più parsimonia da Nicole Kidman, Cate Blanchett, .
Qualche anno dopo Francisco Rabaneda y Cuervo, in arte Paco Rabanne, creò una intera linea con materiali inusuali (alluminio, plastica, plexiglass, carta, fibre ottiche), suscitando grande scalpore e la critica in particolare di Coco Chanel, fervida sostenitrice di un’eleganza sempre ai massimi livelli.
Oggi tale concept avanguardistico è stato rivisto da Thierry Mugler, che forgia e scolpisce silhouette dalle ampie spalle e dalla vita sottile, un po’ fetish, un po’ cyber, anticipando un futuro prezioso e tecnologico, rappresentato da superfici iridescenti e specchiate. Esplodono con la loro creatività Nicolas Guesquieres per Balenciaga, José Miro con la sua collezione Space Fashion, Francisco Costa per Calvin Klein, ma anche Angela Missoni con l’oro liquido delle tuniche da sera e Derek Lam con i suoi spolverini lamé.
Lo stile lunare sta tornando ad influenzare anche la lingerie. L’ideatrice della Milano bene, Biki (Elvira Leonardi Bouyeure), scriverà nelle sue memorie: ”L’argentomania ha ormai raggiunto l’abbigliamento più intimo: sono misteriosamente laminati slip e reggiseno. Garze argentee si trasformano in vesti medievali, imitando talora la maglia metallica dei guerrieri, le vestaglie da portare nell’intimità si ricoprono di riflessi stellari con ricami e incrostazioni d’argento”.
Persino Mary Quant, la rivoluzionaria fashion designer che inventò la minigonna, si lascia incantare dalla luna. Le dedica, negli anni ‘70, una sfilata introducendo abiti a trapezio, declinati sulle tonalità del bianco, sul capo cappelli con le antenne. Una moda che rivendicava per la donna libertà soprattutto in ambiti sessuali.
Abiti del genere diventarono ben presto un must per Caterina Caselli, , Mina, le sorelle Kessler nella trasmissione tv Studio Uno. Intanto il marchese disegnava le stelle per le tute degli astronauti della Nasa pronti a partire per la missione Apollo 15, mentre successivamente fu incaricato di creare le divise per le hostess e il personale della compagnia Braniff International Airways.
Il trend si prolungò per oltre un decennio e continua ad influenzare tuttora la contemporaneità. Qualche anno fa a Pitti Uomo Moschino, , Etro, sfilarono in omaggio alla luna. Abiti galattici e futuribili. Bustini in metallo dorato, moderne rivisitazioni dei costumi di Barbarella (), crinoline settecentesche informatiche ricoperte di ex circuiti di computer riassemblati (Etro), cuffie con telecamere e telefoni satellitari per uomini sempre in viaggio ().
E di viaggio verso la luna si parla nell’ultima collezione haute couture della maison , che evidentemente ha voluto rendere omaggio al quarantesimo anniversario del primo . ”Le orbite, il movimento dei pianeti, quel senso meraviglioso di forza di gravità – ha spiegato il direttore creativo della griffe, Guillermo Mariotto – Tutto doveva concorrere a ricreare emozionalmente e visivamente quel viaggio verso la luce e l’ignoto”.

  • Share/Bookmark