Scritto Domenica 16 Agosto 2009 da Marianna Pilato
Fino al 20 settembre il museo Christian Dior di Granville sulla Manica, ospitato a Villa Les Rhumbs dove lo stilista è cresciuto, dedica una mostra a Marc Bohan, eminente direttore artistico della Maison dal 1961 al 1989.
La mostra ripercorre l’universo del creativo attraverso le star che in quegli anni acquistarono spesso capi presso l’atelier dell’ Avenue Montaigne, a Parigi: Grace di Monaco, Jackie Kennedy, Soraya, Sophia Loren, la principessa Margaret, Olivia de Havilland, Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Michéle Morgan, Isabelle Adjani, Maria Callas. Per questa esposizione, il principato di Monaco ha prestato alcuni degli abiti ideati da Marc Bohan per la principessa Grace.
Il couturier, 83 anni il 22 agosto, vestì pure Farah Diba per l’incoronazione dello scià Reza Pahlavi. Nel 1961, fu chiamato dalla famiglia Boussac, proprietaria di Dior, a sostituire Yves Saint Laurent, partito per il servizio militare. Tornato prima del previsto, i Boussac si rifiutarono di mandar via Bohan, facendo in fondo la fortuna di Yves che aprì la sua Maison con Pierre Bergé.
Il sarto seppe far fronte alla concorrenza galoppante degli anni ‘60, Hubert de Givenchy, Coco Chanel erano rivali temibili e l’arrivo del pret-a-porter alla fine del decennio fu una rivoluzione: nel 1967 lanciò una linea per gli 0-3 anni (Baby Dior), e la linea da giorno con Miss Dior sotto la guida di Philippe Guibourgé, mentre nel ‘70 la linea uomo fece la sua prima comparsa.
Nel 1983 e 1988 venne premiato con due De’s d’or, ovvero gli Oscar della moda francese, conservando il suo carattere riservato e presentandosi in passerella in camice bianco assieme ai lavoranti, come faceva del resto Christian Dior: “I miei amici si meravigliano che mi sia cancellato dietro il nome di Dior – scrive nel catalogo della rassegna – la mia sola ambizione fu di giustificare la fiducia riposta in me, a partire da Marcel Boussac”.
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Scritto Mercoledì 8 Luglio 2009 da Marianna Pilato
Stavolta è toccato a Christian Dior aprire la settimana di Haute Couture a Parigi: prima della sfilata, si sentiva nell’aria l’eccitazione indaffarata di un atelier d’altri tempi, quell’atmosfera febbrile che ha sempre distinto la maison durante gli eventi di moda. I modelli di alta sartoria firmati dall’effervescente John Galliano per la stagione invernale 2010, sono stati presentati in anteprima al pubblico presente in sala.
Dior è riuscito a ricreare, con abile regia, i ritmi che caratterizzavano il settore fashion agli inizi del proprio sviluppo, ormai sostituiti dal gigantismo dei moderni fashion-show dove nel back-stage si muovono designer e stylist, coadiuvati da esperti tecnici delle luci e dei suoni. L’ultimo messaggio del brand di Avenue Montaigne, insomma, è quello di dimenticare almeno per un attimo le tecnologie avanzate per immergersi in un piccolo spettacolo intitolato febbre da camerino: le indossatrici non hanno finito di vestirsi, e sembra quasi che qualcuno le abbia spinte in scena in anticipo: loro hanno camminato ancheggiando, con la mano sul fianco, con tanto di cappello, ma in giacca e sottoveste, gonna e reggiseno.
Fucsia, viola, giallo, arancio, rosa carne: questa alta moda finalmente non teme i colori e usa il nero solo per velare di organza le giacchine bar (il corto modello avvitatissimo che fu lanciato dallo stesso fondatore della casa di moda). Inoltre, in tale collezione sono stati surclassati del tutto i pantaloni: le vere protagoniste sono le gonne, ricamatissime e lavoratissime, rigonfie di drappeggi incrociati e poi strette al ginocchio, stratificate di tulle come dolci millefoglie, ondeggianti di cannoni godet e più sexy che mai.
In realtà sono proprio Dior e Galliano ad aver ingigantito per primi i meccanismi della moda e le scenografie in passerella (indimenticabile quella chilometrica allestita a Versailles),che oggi invece tornano alle origini: forse è la crisi che spinge a ridurre lo spettacolo ed i relativi costi, ma dato che la maison non può permettersi di ammettere esplicitamente il difficile andamento del mercato, ecco l’escamotage di riportare la sfilata nella sede storica di Dior riducendo gli invitati (da 800 della scorsa stagione a 200) ed esaltandone la fantasia con guepiere, corsetti e reggicalze, portati estrosamente su tailleur costosissimi (le cifre di questa moda hanno quattro e anche cinque zeri) e magistrali abiti da sera.
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Scritto Lunedì 6 Aprile 2009 da Marianna Pilato
La storia di Christian Dior riassunta in 120 scatti dei più grandi fotografi del mondo: è quanto propone una interessante mostra in corso a Mosca. Essa è stata inaugurata giorni fa presso il Museo di Arte Moderna della capitale russa, con l’obiettivo di celebrare in grande stile i 60 anni di successo della maison. Questa famosa casa di moda francese, infatti, ha cominciato a lavorare negli anni Quaranta con grandi reporter del settore come Erwin Blumenfeld, Willy Maywald, John Rawlings, Henry Clarke e Robert Randall. Per maggiori informazioni sull’evento, visitare il sito Internet della galleria http://www.mmoma.ru/en/
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Scritto Mercoledì 11 Marzo 2009 da Marianna Pilato
Gilet di broccato ornati di pelliccia, ampi pantaloni alla turca, leggeri abiti di chiffon plissettati: sono questi i capi che Christian Dior ha presentato durante la sua ultima sfilata parigina. Anche la celebre giacca Bar dello stilista, stretta in vita da una cintura, è stata ridisegnata per adattarsi alla nuova tendenza orientale: le maniche diventano più voluminose e il collo più avvolgente. Le gonne sono lunghe fino al ginocchio e non risultano né attillate né a ruota, ma solo un po’ svasate. Per quanto riguarda gli abiti da sera, infine, assomigliano nello stile alle mise che le odalische erano solite indossare ai balli presso la corte del sultano. Una atmosfera fiabesca, insomma, che sembra essere uscita dal libro delle Mille e una notte.
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